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Sergei Rachmaninoff Concerto n. 3 op. 30 in re minore per pianoforte e orchestra Allegro ma non troppo Intermezzo: Adagio Finale: Alla breve Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 5 op. 67 in do minore Allegro con brio Andante con moto - Più moto Allegro Allegro – Presto.
Due giovani talenti a confronto, all’inizio della loro carriera, ma già in rapida ascesa. Che decidono di affrontare insieme un programma arduo. Arduo perché mille volte già eseguito da illustri interpreti, perché pagine sofferte di grande virtuosismo tecnico e di ampio respiro musicale, perché eseguire quel repertorio significa guardarsi nel profondo, con schietta sincerità. La Sinfonia del destino e il Rach 3 - per utilizzare espressioni non del tutto ‘ortodosse’ – sono capolavori del grande repertorio sinfonico, di grande impatto popolare, ma sono anche composte da pagine sottili che lentamente avvelenano il nostro animo, lasciandoci interdetti e ‘addicted’. Il film di Scott Hicks del 1996, Shine (chi non rammenta l’angoscia borderline del protagonista… ), è solo una delle tante letture del concerto di Rachmaninoff, qui affidato – non a caso – ad un pianista russo, Alexander Romanovsky. Italiana, anzi comasca, invece l’Orchestra 1813 che si trasferisce nei mesi estivi a Villa Olmo per sostenere il ‘peso’ sinfonico di questo programma, diretto dall’abile bacchetta del milanese Daniele Rustioni.
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