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Il ruolo politico e sociale del teatro d'opera

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Virginia Raffaele

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Maggio

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Teatro

Storia

Il progetto iniziale

"La 'Piccola Scala', inaugurata nel 1813, è uno scrigno di rara bellezza incastonato nel cuore della città, fonte di ispirazione, da più di due secoli, per celebri compositori ed interpreti che ne hanno definito storia e prestigio".

Il Teatro Sociale di Como, tra i più antichi e suggestivi del Nord Italia, venne inaugurato nel 1813, l’anno più noto agli appassionati di musica per la nascita di Richard Wagner e Giuseppe Verdi. Nel 1811 cominciarono i lavori di costruzione ed il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Cusi. La sala, dopo numerosi interventi e restauri, ha attualmente la forma di una cassa di violoncello, con 5 ordini di posti di cui: 3 ordini per i 72 palchi di proprietà privata, oltre al palco reale, e due ordini per le gallerie (IV e V ordine). Nel 1938 l’Arena del Teatro Sociale veniva trasformata in teatro all’aperto, con una struttura capace di contenere fino a 4000 persone, tutt’oggi usata durante il Festival Como Città della Musica. Il Teatro Sociale di Como è altresì noto con l’appellativo di “Piccola Scala”, dal momento che ospitò il Teatro alla Scala, dopo il bombardamento del 1943.

A Como, nell’arco dei secoli, si esibirono grandi interpreti: da Giuditta Pasta e Maria Malibran a Toti Dal Monte, Simionato, Favero, Pagliughi, Cigna, Barbieri, Carosio, Caniglia, Zeani, Scotto, Olivero, Kabaivanska, Devia, e poi ancora Tamagno, Gigli, Pertile, Schipa, Merli, Filippeschi, Del Monaco, Tagliabue, Pasero, Bechi, Poggi, Stabile, Bastianini, Rossi Lemeni, Bruscantini, Di Stefano, Bergonzi, Kraus, Dara, Giacomini, Nucci, per menzionare solo alcuni nomi. Molti furono anche i grandi direttori d’orchestra, da Arturo Toscanini a Riccardo Muti.  Straordinarie furono le atmosfere create dai grandi virtuosi e artisti, riportate nelle cronache del tempo: 1823, Nicolò Paganini «fece sentire in quell’accademia il suo violino toccato dalle dita del suo genio portentoso e sublime. Dal teatro tutti partirono meravigliati e convinti non poter altri arrivare a tanto valore». Nel 1837 Franz Liszt vi eseguì La serenataIl 24 dicembre 1837 nasceva a Como, da Franz Liszt e Madame d’Agoult, Cosima Liszt, futura sposa di Richard Wagner.

Dal primo gennaio 2002 la gestione degli spettacoli e l’intera attività teatrale è  passata all’AsLiCo. Il Teatro, aperto oltre 300 giorni all’anno, fa parte del circuito OperaLombardia, ed è sede di numerose attività: una stagione d’opera, concerti, balletti, in cui si alternano generi e contaminazioni diverse; il Teatro è altresì sede delle Scuole del Teatro.

Il Concorso per Giovani Cantanti Lirici, che nel 2020 ha festeggiato la 71esima edizione, è stato trampolino di lancio per alcune delle voci più applaudite. Tra i tanti progetti rivolti alla formazione di un nuovo pubblico, detiene un primato importante Opera Education, noto e riconosciuto in tutta Europa, che si articola in 5 grandi macro-attività: Opera meno 9 (per le mamme in dolce attesa); Opera baby (per bambini da 0 a 3 anni); Opera kids (per bambini da 3 a 6 anni); Opera domani (da 6 a 14 anni; nata nel 1996, che chiama a raccolta ogni anno piu? di 3000 insegnanti e 150.000 bambini); Opera smart (per adolescenti da 14 a 18 anni e under 30).

Il Teatro è un luogo storico, visitabile sia in aperture prestabilite, sia in visite guidate dedicate, con una prenotazione che comprenda minimo 15 persone. Sovente vengono abbinate agli spettacoli visite a tema e guide all’ascolto, insieme a degustazioni di prodotti tipici del territorio. Questo format, con un concetto di experience che può essere declinato in innumerevoli varianti, in cui i visitatori vengono accompagnati ed il più possibile coccolati, può, a seconda della disponibilità degli artisti, comprendere anche incursioni nel backstage; la durata può variare dai trenta ai sessanta minuti, a seconda delle esigenze dei partecipanti, che già possono fruire del servizio in italiano e in inglese.

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Restauri

L’attuale dipinto della volta del soffitto, che rappresenta le muse che scendono dall’Olimpo ad incoronare gli artisti, è opera di Eleuterio Pagliano su progetto di Gaetano Spelluzzi, eseguito durante i restauri del 1855. Dopo il restauro in teatro si potevano ospitare sino a 2000 persone (posti in piedi in platea e ingressi in piedi nel loggione). Nel 1864 l’illuminazione a gas sostituì completamente l’illuminazione a candela. Anche il lampadario centrale fu cambiato con una elegante lumiera donata dal Comune. Nel 1899, in occasione del centenario dell’invenzione della pila di Alessandro Volta, il teatro fu dotato della luce elettrica. Nel 1909 furono poi aboliti i palchi di quarto ordine a beneficio di un’unica galleria, per assecondare la crescente richiesta del pubblico comune. La sala ha attualmente la forma di cassa di violoncello e le murate hanno una struttura in legno con 5 ordini di posti di cui: 3 ordini per i 72 palchi di proprietà privata, oltre al palco reale, e 2 ordini per le gallerie (IV e V ordine). Il teatro possiede un sipario storico di Alessandro Sanquirico, grande scenografo e pittore della prima metà del 1800, che rappresenta la morte di Plinio il Vecchio durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Nel 1938, l’Arena del Teatro Sociale veniva trasformata in teatro stabile all’aperto, con una struttura progettata dall’Ing. Ponci, capace di contenere fino a 4000 persone.

Nel 1984, per l’adeguamento alle norme di sicurezza, il teatro fu chiuso per restauri, ma la tenacia della Società dei Palchettisti, che si fece interamente carico degli oneri economici, riconsegnò alla città il suo Teatro, che riaprì il 23 ottobre 1988. I lavori di restauro proseguirono col rifacimento del tetto e il ripristino e la tinteggiatura dell’intero edificio, oggi, riportato al suo stato originario. Con un accordo di programma sottoscritto nel 2005 da Società dei Palchettisti, AsLiCo, Regione Lombardia, Comune e Provincia di Como, il Teatro è stato nuovamente sottoposto ad accurati lavori di restauro, che hanno interessato gli stucchi, la volta, il palcoscenico e, di recente, la sostituzione completa delle poltrone della platea. Nel 2013 è stato abbattuta la torre scenica degli anni ’30, ormai in totale stato di abbandono, e recuperata la facciata posteriore del Teatro, opera dell’architetto Cusi. L’Arena del Teatro Sociale, utilizzata per spettacoli all’aperto fino agli anni ’60 (quando è poi diventata un parcheggio) è stata restituita alla città nel giugno 2013 con il Progetto 200.Com Carmina Burana, ambizioso progetto dell’AsLiCo. Nel 2015 sono iniziati i lavori di adeguamento normativo fino a quando nel 2018-19 con un nuovo progetto ed a seguito del sopralluogo effettuato dalla Commissione di Vigilanza per il Pubblico spettacolo il 26 febbraio 2019 la struttura ha ottenuto il Certificato di Prevenzione Incendi e l'Agibilità.

La Scala al Sociale

Il Teatro Sociale ospitò il Teatro alla Scala dopo che il bombardamento del 1943 rese inagibile la prestigiosa sala milanese. Grazie a questa collaborazione, a Como si esibirono i migliori artisti dell’epoca. Tutti i ‘grandi’ cantarono al Sociale: Giuditta Pasta e la Malibran, e poi, Tamagno, Gigli, Pertile, Schipa, Valletti, Merli, Galeffi, Filippeschi, Basiola, Del Monaco, Tagliabue, Pasero, Bechi, Poggi, Stabile, Bastianini, Rossi Le Meni, Bruscantini, Taddei, Di Stefano, Bergonzi, Kraus, Dara, Montarsolo, Giacomini, Nucci; e prime donne quali: Dal Monte, Dalla Rizza, Adami Corradetti, Pacetti, Elmo, Simionato, Favero, Pagliughi, Cigna, Barbieri, Carosio, Caniglia, Zeani, Scotto, Olivero, Kabaivanska, Devia. Molti furono anche i grandi direttori d’orchestra, da Toscanini a Muti. Gli stessi compositori seguivano con attenzione le sorti dei loro lavori, tenendo in considerazione il giudizio del colto pubblico comasco; molto spesso, presenziavano alle esecuzioni delle proprie opere. Nel 1883/84 Carlo Gomes presenziò al successo della sua Salvator Rosa rispondendo a ben quindici chiamate del pubblico entusiasta. Anche la prima comasca dei Pagliacci 1892/93 fu seguita da Leoncavallo chiamato alla ribalta tantissime volte.

Per la prima assoluta di Ettore Fieramosca di Vincenzo Ferroni, il 25 gennaio 1896 furono mobilitati i critici delle migliori testate giornalistiche. Molte furono le lettere e i telegrammi delle autorità musicali fra cui Verdi e Massenet. Il maestro Ferroni non potendo presenziare alla serata, scrisse: «Questo successo mi è tanto più caro, in quanto che è stato ottenuto in un ambiente riputato dei più delicati ed esigenti; intendo parlare dell’ambiente comasco». Stanislao Gastaldon partecipò nell’estate del 1899 al successo della sua Pater come pure Emilio Ferrari per il suo acclamato Cantico dei Cantici. Nel 1905, durante le repliche di Iris, magistralmente concertata dal maestro Tullio Serafin, fece la sua comparsa Pietro Mascagni con signora, venuto apposta per seguire i ripetuti successi della sua opera. L’anno seguente, nel 1906, Mascagni diresse la seconda replica di Amica e fu necessario l’intervento dei carabinieri per regolamentare l’affollamento e l’entrata del pubblico. Nel 1932, Mascagni ritornò per dirigere l’ultima replica di Isabeau con la grande Bruna Rasa. Umberto Giordano fu presente nel 1948 alla prima recita in programma di Fedora e ai festeggiamenti del cinquantenario dell’opera.

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